The good

 

Questo dipinto di Leighton riprende una scena che forse molti ricorderanno nel contesto dei tornei cavallereschi quando il cavaliere, prima di battersi in torneo, chiedeva alla sua dama una sorta di pegno, un drappo che veniva in genere portato sotto la corazza o annodato alla lancia e che avrebbe dovuto fungere da “talismano” di protezione. Questo generalmente avveniva verso la fine del Medioevo, quando i cavalieri in torneo portavano l’armatura completa che si vede spesso anche in alcuni film medievali, più spesso fantasy come Excalibur dove il cavaliere indossa la protezione sotto la cotta di maglia (che consisteva di una specie di tunica imbottita con ovatta) e una sopra la cotta che consisteva di una corazza, più o meno decorata a seconda del reddito del cavaliere. Venivano inoltre indossate delle gomitiere e delle ginocchiere e l’elmo copriva interamente il viso, non solo più la calotta cranica e il naso (con la nasiera che scendeva piegata o dritta). L’elmo disponeva di una visiera incastrata che si alzava e calava per consentire al cavaliere di farsi riconoscere e anche per respirare (si trattava infatti di armature chiuse, con qualche foro che permettesse di non morirci dentro soffocati, ma erano talmente pesanti e strette che isolavano termicamente il capo del cavaliere e dunque erano scomode. Questo tipo di armatura era usata quasi esclusivamente a scopo “illustrativo”, per far vedere che si disponeva di un certo pregio e una certa ricchezza economica, oltre che a scopo difensivo quando i cavalieri si sfidavano nei tornei a cavallo con le lance. Vi erano dei cavalieri che spesso potevano persino permettersi l’armatura per il cavallo; cosa che raramente avveniva nei periodi dell’Alto Medioevo e nella prima parte del Basso Medioevo quando per un cavaliere il cavallo era un patrimonio e per equipaggiarsi spesso si indebitavano fino al collo e quando la protezione principale era rappresentata da una corazza a piastre o dalla classica cotta di maglia, con camaglio ed elmo. In questo quadro non sappiamo se il cavaliere stia partendo per un torneo o una sfida particolare, ma deve essere una cosa importante se la sua dama si preoccupa di annodargli un drappo, che probabilmente lei stessa ha realizzato e ricamato, a protezione del suo amato. È un richiamo un po’ all’amor cortese, anche se alla fine del Medioevo questo genere letterario era andato un po’ perduto nonostante le opere continuassero ad essere trascritte e tradotte; in Italia con Dante e Petrarca nacque il genere dello stilnovo e successivamente con Boccaccio le opere si arricchirono ulteriormente di particolari, in quest’ultimo caso censurabili, per via dell’eccessivo contenuto erotico [1].

 

La dama indossa una cothardie in stile trecentesco, con maniche non proprio svasate, ma strette e aderenti al braccio e circa ad altezza del gomito avevano questo lembo che pendeva, un po’ più largo; mentre per le decorazioni dell’abito, esse somigliano molto a quelle di altri due dipinti dello stesso autore e che sono illustrati qui di seguito:

 

     

Figura 1 – I dipinti di Hostage a sinistra e Stitching the stendard II

 

Il disegno è simile e il tessuto uguale è difficile reperibilità commerciale, sarebbe opportuno riuscire a far tessere il tessuto ex novo, anche se oggi non è facile trovare aziende tessili che si occupino di questo genere di lavorazioni, e si possono reperire solo tessuti molto simili, damascati con motivi circolari sulle tonalità dell’oro o dell’arancio. Interamente la manica è foderata con seta dupion e la sottoveste (di cui si intravede la manica) è realizzata con seta dello stesso tipo o lino.

 

Note

[1] Si arrivò infatti, specie nei secoli successivi al Medioevo, che l’opera di Boccaccio finì nel libro nero dell’Inquisizione, per i suoi contenuti libertini.

1 commento:

  1. Il primo quadro lo trovo bellissimo e mi pare una foto scattata nel medio evo con la pietra che pare proprio marmo e i capelli che volano con l'aria che si muove, è bellissimo!

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