How Liza loved the king

Indice

 

Le fonti che hanno ispirato l’opera

La poesia fa parte di alcuni lavori elaborati alla fine del XIX secolo da George Eliot, pseudonimo di Mary Anne [1] (o Marion) Evans, vissuta nel XIX secolo. Non esistono traduzioni di questa opera e dunque l’abbiamo tradotta noi direttamente dall’inglese. La storia si ispira al Decamerone [2], precisamente ad una delle novelle raccontate da Pampinea durante la decima e ultima giornata, sotto il regno [3] di Panfilo, e si narra di chi, con cortesia e magnanimità, ha avuto avventure d'amore o di altro genere. Pampinea racconta dunque la sua storia, ambientata nella Palermo medievale, ai tempi di Dante. La storia parla di un uomo, un mercante di nome Bernardo che ha una figlia, Lisa, la quale durante una festa vede dalla sua finestra il re dalla finestra della sua casa e anche lui, durante questa festa, dalla finestra del suo salone, la vede e se ne innamora. Il problema di questi due innamorati non nemmeno si conoscono è la loro diversa condizione sociale e l’impossibilità di vivere il loro amore. La giovane finisce così per ammalarsi gravemente, e proprio a questo punto del racconto si ispirò la Evans (Eliot) e poi Leighton. La società rappresentata nel dipinto è raffigurata con costumi tipici del XIV secolo, anche se ci sono alcuni particolari di cui occorrerà fare delle precisazioni. La storia ha comunque lieto fine, perché per non far morire la giovane e vedendo la sofferenza del re, si finirà per condurre la giovane dal suo amato ed acconsentire alle loro nozze.

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Amor cortese e amor profano? No…amore libero

I tempi dell’amor cortese erano finiti da un pezzo, nel Trecento, tuttavia dalla loro comparsa due secoli prima avevano comportato la nascita di correnti letterarie con tematiche che per la società medievale erano dei tabù e un vero e proprio scandalo. I temi quali erotismo e sessualità, descritti fin dal XII secolo nelle opere dei trovatori come Chretien e i suoi prosecutori, anche senza scendere troppo nei particolari, inizialmente erano circoscritti ai circoli stessi di scrittori e alle piccole corti dove essi vivevano e scrivevano per i loro signori. Successivamente quando le opere letterarie iniziarono a diffondersi e venire tradotte e trascritte la tematica divenne di dominio pubblico e scatenò polemiche e soppressioni, specie da parte della Chiesa. Non dobbiamo farci confondere e illudere dall’idea, il falso mito, che nel Medioevo fossero tutti puliti, casti e anzi, al contrario: proprio perché c’erano già cattivi costumi e peccaminose abitudini (gli uomini frequentavano anche se sposati i lupanari [4]) bisognava imporre una censura, specie se questi libri parlavano di relazioni libere e istigavano, promuovevano i costumi liberi. Nell’amor cortese e nelle opere di Chretien non troviamo mai ironia o volgarità, messaggi “subliminali” di natura sessuale, anche se non mancavano scene di amore esplicito come nell’Erec ed Enide, una delle prime composizioni e successivamente nel Tristano e Isotta di Gottfried von Strassburg incontriamo delle scene che sono già più vicine al limite che invece Boccaccio supererà, nel XIV secolo, quasi a prendere il giro la sua società, a dire “basta nasconderci dietro all’ipocrisia”. I racconti sono tutti un po’ piccanti, spesso al limite del ridicolo, ma estremamente realistici se confrontati con la società del XIV secolo. Proprio perché superò i limiti, Boccaccio e le sue opere, furono censurati a tal punto da finire due secoli dopo nel libro nero dell’Inquisizione.

 

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Il dipinto e i personaggi

I costumi raffigurati sono quelli della società del XIV secolo, anche se vediamo dei costumi molto semplici e dunque la Lisa del poema di Eliot e della novella trecentesca non era una nobile ricca sfondata; figlia di un mercante, ma con risorse limitate. La fanciulla indossa un abito semplice giallo, probabilmente di lino o lana. La madre in fondo al letto indossa una tunica di damascato un po’ rovinato e probabilmente vecchio con sopra una specie di soprabito, simile per molti aspetti alla sopra tunica indossata a partire dalla fine del XII secolo nei paesi germanici [5]. Il soprabito è un po’ rozzo, semplice e più corto, probabilmente realizzato con lino grosso o tela. In testa la donna indossa una specie di velo semplice, grande quanto basta per coprire i capelli, realizzato probabilmente con lino o tela. Il padre di lei invece veste proprio secondo la moda trecentesca italiana, con una tunica a maniche lunghe abbottonata lungo i polsi fino all’avambraccio, realizzato probabilmente con velluto e sopra indossa una sorta di soprabito senza maniche cinto in vita da una cintura. In testa porta un capello semplice realizzato con feltro scuro, comune nei secoli XIII e XIV. Il musico, che suona in un angolino, discreto, per sollevare un po’ l’umore di questa ragazza malata d’amore, indossa una tunica rossa dello stesso modello del padre di Lisa; con un mantello corto chiuso sul davanti in posizione centrale, il giovane porta sotto una calzamaglia scura e delle scarpe basse, piatte, chiuse da due lembi uniti da lacci sul davanti e di modello comune nei secoli dal XIII al XV.

 

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Fonti

 

Note

[1] È stata una scrittrice britannica, una delle più importanti dell'epoca vittoriana. I suoi romanzi sono ambientati prevalentemente nella provincia inglese e sono famosi per il loro stile realista e la loro perspicacia psicologica. Terza figlia di Robert Evans e Christiana Pearson, all'inizio del 1820 traslocò con la famiglia in una località chiamata Griff, a metà strada tra Nuneaton e Coventry. Crebbe in una famiglia anglicana appartenente alla "Chiesa bassa", ma a quell'epoca il territorio delle Midlands era un'area occupata da molti dissidenti religiosi e quelle credenze entrarono a far parte della sua educazione. Nel 1836 morì la madre e Mary Ann lasciò la scuola per occuparsi della casa, ma continuò gli studi con un insegnante privato e grazie ai consigli di Maria Lewis. Il fratello, Isaac, si sposò quando lei aveva 21 anni e prese possesso della casa di famiglia, così Mary Ann e il padre si trasferirono a Foleshill, vicino a Coventry. La vicinanza con la buona società di Coventry le permise di fare delle nuove conoscenze anche con personalità di spicco, come Charles e Clara Bray. Charles Bray si era arricchito con la fabbricazione di nastri e aveva speso le proprie ricchezze per la costruzione di scuole ed altre opere filantropiche. Era un libero pensatore in questioni religiose e un progressista in politica, e la sua casa a Rosehill era un luogo di incontro e di dibattito per persone con opinioni radicali. Grazie a questo tipo di conoscenze, Mary Ann venne iniziata a teologie molto più liberali, che le fecero venire dei dubbi sugli elementi soprannaturali presenti nelle storie bibliche, e smise di andare in chiesa. Questo fatto causò una rottura tra Mary Ann e la sua famiglia. Dopo la morte del padre nel 1849 Mary Ann si recò in Svizzera con i coniugi Brays e al suo ritorno si trasferì a Londra con l'intenzione di diventare una scrittrice, assumendo lo pseudonimo di Marian Evans. Le donne scrittrici non erano così rare a quel tempo, ma il ruolo di Marian era quello di un leader a capo di un'industria letteraria. La vista di una giovane donna nubile che si mischiava alla società maschile dominante di Londra era allo stesso tempo inusuale e scandalosa. Benché chiaramente molto determinata, Marian era spesso suscettibile, depressa e paralizzata da insicurezze. Era consapevole della sua bruttezza, anche se questo non le impedì di intrecciare relazioni sentimentali "imbarazzanti": con il suo datore di lavoro, Chapman (che era sposato), e con Herbert Spencer. Il filosofo e critico George Henry Lewes incontrò Marian Evans nel 1851, ed i due vissero insieme a partire dal 1854. Lewes era sposato con Agnes Jervis, ma avevano deciso di avere un matrimonio aperto; oltre ai tre figli avuti con Lewes, Agnes ebbe diversi figli con altri uomini. Nel 1854 Marian e Lewes partirono alla volta di Weimar e di Berlino a scopo di ricerca; ma anche ad un altro scopo: fu la loro luna di miele, in quanto i due si sposarono effettivamente e Marian diventò la signora Evans Lewes. Nella società vittoriana non era insolito che gli uomini, inclusi Charles Bray e John Chapman, avessero delle amanti. Ciò che fece scandalo fu la pubblica ammissione della relazione da parte dei Lewes. Al loro ritorno in Inghilterra vissero lontani dalla società letteraria di Londra, evitando ogni contatto e venendo ripagati in egual misura. La relazione di Eliot con Lewes diede alla donna il coraggio e la stabilità necessarie sia per scrivere romanzi, sia per liberarsi dalle insicurezze, ma ci volle ancora del tempo prima che la coppia venisse accettata dalla buona società. La piena accettazione fu finalmente confermata nel 1877, quando vennero presentati alla Duchessa di Argyll, figlia della Regina Vittoria; entrambe erano lettrici di George Eliot. Nel 1876 la salute di Lewes peggiorò ed egli morì due anni dopo. Eliot trascorse i successivi due anni a curare la pubblicazione dell'ultimo lavoro di Lewes, e trovò conforto in John Walter Cross, un giovane banchiere statunitense che aveva perso la madre da poco. Il 6 maggio 1880 George Eliot suscitò ulteriori polemiche sposando un uomo di vent'anni più giovane e cambiando nuovamente nome, questa volta in Mary Ann Cross. Questo matrimonio legale, quantomeno, fece piacere al fratello Isaac, che aveva tagliato i ponti con la sorella a causa della sua convivenza con Lewes, ma che in questa occasione le inviò le felicitazioni. Eliot morì quello stesso anno per un’infezione alla gola e per una malattia renale che la affliggeva ormai da anni. l’opera a cui si ispirò Leighton fa parte di una raccolta di lavori scritti probabilmente tra un’opera e l’altra.

[2] Il Decamerone o Decameron (dal greco antico, δἐκα, déka, "dieci", ed ἡμέρα, hēméra "giorno", è una raccolta di cento novelle scritta nel Trecento (probabilmente tra il 1349 ed il 1351) da Giovanni Boccaccio. È considerata, nel contesto del Trecento europeo, una delle opere più importanti della letteratura, fondatrice della letteratura in prosa in volgare italiano. Ebbe larghissima influenza non solo nella letteratura italiana ed europea, ma anche nelle lettere future, ispirando l'ideale di vita edonistica e dedicata al piacere ed al culto del viver sereno tipici della cultura umanista e rinascimentale. Il libro narra di un gruppo di giovani, sette donne e tre uomini, che trattenendosi fuori città per quattordici giorni (il titolo indica i dieci giorni in cui si raccontano le novelle e non i quattro in cui ci si riposa), per sfuggire alla peste nera, che imperversava in quel periodo a Firenze, raccontano a turno delle novelle di taglio spesso umoristico e con frequenti richiami all'erotismo bucolico del tempo. Per quest'ultimo aspetto, il libro fu tacciato di immoralità o di scandalo, e fu in molte epoche censurato o comunque non adeguatamente considerato nella storia della letteratura. Nel Decamerone le cento novelle, pur avendo spesso in comune il tema, sono diversissime l'una dall'altra, poiché l'autore vuol rappresentare la vita di tutti i giorni nella sua grande varietà di tipi umani, di atteggiamenti morali e psicologici, di virtù e di vizio; ne deriva che il Decameron offre una straordinaria panoramica della civiltà del Trecento: in quest'epoca l'uomo borghese cercava di creare un rapporto fra l'armonia, la realtà del profitto e gli ideali della nobiltà cavalleresca ormai finita. A causa del suo contenuto spesso liberale e a carattere erotico, il libro fu registrato nell’Indice dei Libri Proibiti dell’Inquisizione nel XVI secolo.

[3] Per passare il tempo ciascun pomeriggio (tranne i giorni di venerdì e sabato dedicati alla penitenza) ognuno di loro racconta una novella agli altri secondo un tema stabilito il giorno prima. Il tema viene scelto dal "Re" o dalla "Regina" del giorno. Solo il personaggio di Dioneo - a partire dalla seconda giornata - viene dispensato dall'obbligo di seguire il tema prestabilito e la sua novella è narrata sempre per ultima.

[4] I lupanari (dal latino lupa = prostituta), erano, nel corso di tutta l'epoca romana, i luoghi deputati al piacere sessuale mercenario, ovvero delle vere e proprie case d'appuntamento, o bordelli. Alcuni sono tuttora visibili nelle rovine dell'antica Pompei. La maggior parte dei bordelli erano costituiti da una semplice camera sul retro di una locanda ed erano frequentati generalmente dal popolo minuto che profittava del basso prezzo a cui erano offerte queste prestazioni sessuali.

[5] Dopo la morte di Matilde di Canossa, il nord Italia venne spartito tra l’imperatore tedesco, suo cugino, e il papato. L’imperatore a sua volta doveva spartire questi territori tra i suoi vassalli, non potendo controllare direttamente di persona tutti i feudi e inoltre non dobbiamo dimenticare che l’Impero tedesco aveva feudi anche nel sud della penisola italica e non sarebbe tanto strano se i costumi tedeschi fossero diffusi anche in Italia, specie dove vi erano feudi dell’imperatore.

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