Il re cui non piaceva alcuna donna

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L’opera

Il dipinto di Leighton questa volta si rifà ad un mito, raccontato nelle ballate medievali [1] e citato per la prima volta solo verso la fine del XVI secolo quando fu citata in alcune opere di William Shakespeare Love's Labour's Lost, Romeo and Juliet, Richard II, ed Henry IV. Successivamente nel 1612 fu citata anche da Richard Johnson, uno scrittore inglese contemporaneo a Shakespeare [2]. La ballata fu riportata anche da altri autori nei due secoli successivi e divenne così nota al pubblico cui Leighton si rivolgeva. La leggenda ha del fantastico, è un po’ rocambolesca e quasi paradossale se consideriamo che in epoca medievale – come oggi del resto – è difficile che esista un uomo, un esemplare di sesso maschile della razza umana, incapace di provare attrazione per il sesso opposto.

 

 

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La leggenda racconta che…

…c’era una volta un re: Copethua, un re africano, famoso per non provare attrazione alcuna e di alcun genere per il gentil sesso. Strano ma vero, finchè non gli capitò, un giorno come tanti, di guardare fuori dalla finestra e vide una mendicante, Penelophon [3], un po’ malconcia. Come direbbero Chretien o Maria di Francia, Amore mai lo aveva toccato, si era ben guardato dal farlo e improvvisamente cambiò idea: lo volle schiavo a tutti i costi e lo ottenne. Copethua si innamorò all’istante e giurò, se non l’avesse avuta, che si sarebbe tolto la vita. Scese per le strade ed elargì denaro ai poveri giungendo a pieni fino a lei, inginocchiatosi le chiese di essere sua moglie e la sua regina. E lei accettò. Da quel giorno lei non fu più povera e visse al fianco del re come una regina degna di ogni onore, amata dal popolo. La storia termina con la morte serena dei due protagonisti che vengono anche sepolti insieme.

 

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…forse un fatto di cronaca…mistero aperto

La ballata potrebbe benissimo essere stata a suo tempo ispirata ad un fatto di cronaca anche se non se ne hanno le prove. L’Africa del Medioevo era occupata a nord prevalentemente dai musulmani e più a sud vi erano altri regni che subirono più o meno indirettamente l’influenza della dominazione araba. La storia di Re Copethua è scritta però secondo uno stile più noto nelle corti occidentali, cristiane, dove certamente l’amore impossibile raccontato nelle ballate attirava più ascoltatori, e anche un sovrano che perde la testa per una mendicante era un tema che doveva fare audience, almeno quanto ne farebbe oggi. Provate a pensare ad un principe di una odierna monarchia che scende in strada e vuole sposare la mendicante accovacciata sotto la sua torre e vedete che audience! Specialmente oggi un caso del genere sarebbe anche una scoperta scientifica allucinante! Scherzi a parte, abbiamo analizzato i costumi del dipinto: Copethua indossa costumi tipici del periodo altomedievale con un mantello realizzato a motivi cruciformi, che è dubbio esistessero nell’Africa medievale sotto il dominio musulmano. L’ambiente rappresentato è senz’altro molto ricco, sullo sfondo si vede anche steso sul pavimento un tappetto di pelliccia leopardata o tigrata. Il baldacchino del trono sotto il quale il Re offre la corona alla fanciulla assomiglia molto ai baldacchini europei dunque il dipinto potrebbe ispirarsi a qualcosa di più vicino all’autore piuttosto di qualcosa così remoto e lontano. L’uomo di sottofondo, quello un po’ in ombra indossa un costume tipico dell’Alto Medioevo, con il mantello allacciato su di una spalla. A chi mai potrebbe essersi ispirato il primo autore della ballata medievale? E il pittore ha voluto coscienziosamente celare questa storia in un dipinto?

 

Abbiamo trovato alcune storie interessanti ma la maggior parte delle protagoniste erano donne divenute amanti di sovrani o nobili o condottieri famosi. Non era una cosa rara per l’epoca medievale che una donna di umili origini divenisse l’amante di un nobile e non ci sono periodi in cui questo andazzo scomparve, non nel Medioevo soprattutto. Abbiamo iniziato a guardare tanto per cominciare nell’Alto Medioevo e ci son capitati per le mani due casi simile a quello cantato dalla ballata e dunque una probabile fonte di ispirazione per il primo autore della ballata medievale [4] potrebbe essere stato il caso di Fredegonda o quello Santa Batilde (se non entrambi).

 

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Fredegonda, la serva che sfidò la regina

Oh una rivalità in salsa medievale e oltretutto tra donne! Cominciò male questa storia. Fredegonda, di cui non si conoscono gli ascendenti, era di umilissimi natali ed entrò come serva alla corte di Soissons, dove venne delegata al servizio della regina Audovera [5], ma la sua grande bellezza venne notata dal re Chilperico, che ne fece la sua favorita, e, col tempo, divenne anche uno dei più ascoltati consiglieri del sovrano, e la sua influenza politica crebbe a dismisura. Chilperico I, inoltre, nel quadro di una politica di amicizia con il confinante Regno dei Visigoti e invidioso del suo fratellastro Sigeberto I che aveva sposato la figlia Brunechilde decise di unirsi in matrimonio alla sorella di quest'ultima, Galsuinda [6] e chiese ad Atanagildo la sua mano, ottenendola. Per sposare Galsuinda bisognava togliersi dai piedi però la prima moglie e così Chilperico I ripudiò Audovera; allontanò persino l’amante Fredegonda, la sua concubina favorita, e sposò Galsuinda. Evidentemente Chilperico doveva aver preso una bella sbandata o aveva fatto male i conti e tra i due sposi non doveva certo scorrere il fiume della passione, era palesemente un matrimonio di interesse e presto Chilperico richiamò Fredegonda e per Galsuinda iniziarono i guai, tanto da portare non solo quest’ultima all’esasperazione ma le due donne giunsero persino alle mani. Il marito, con giuste parole, la riuscì a lusingare e a farla desistere dal suo proposito, ma forse istigato dall'amante, Chilperico, nel 568 la fece uccidere; secondo Gregorio di Tours la fece strangolare nel letto da un servo. Tutto questo per una serva, una donna del popolo, comune, dall’intenzione e intelletto certo all’epoca non comuni. Galsuinda moriva senza figli e dal suo sangue sgorgò una guerra tra Neustria e Austrasia che si concluse con la vittoria del figlio di Fredegonda e Chilperico I contro Brunechilde. Tolti tutti gli ostacoli Fredegonda divenne regina, sposò Chilperico nel 568 d.C. ma doveva fare i conti con la sorella di Galsuinda, e poco dopo, infatti, scoppiò una sanguinosa guerra in cui queste due regine fecero più danni dei soldati mandati a combattere e questo perché si fecero anche la guerra psicologica. Fredegonda avrebbe fatto infatti assassinare Sigeberto, marito di Brunechilde dopo che questi a seguito della guerra aveva ottenuto la dote portata da Galsuinda e che Chilperico non voleva restituire. Fatta vedova la rivale, Chilperico su istigazione della moglie probabilmente, fece rapire Brunechilde che però riuscì a fuggire e a recuperare il trono per il figlioletto. Fredegonda non si diede pace, la volle sconfitta a tutti i costi e prima tentò di far scoppiare uno scandalo prendendo quale pretesto il matrimonio celebrato segretamente tra Brunechilde e il secondogenito di Audovera, Meroveo, verso il 576, e lo fece uccidere e poi fece esiliare san Pretestato, colpevole di aver celebrato le nozze e di aver pubblicamente denunciato i crimini di Fredegonda. Non ottenendo niente Fredegonda pensò, mentre probabilmente meditava delle alternative, di eliminare la prima moglie Audovera e l’ultimo figlio di Chilperico avuto da lei [7]; avrebbe fatto poi assassinare anche Chilperico [8] e diventua unica regina provvide a riprendere la guerra contro la rivale, riuscì ad invadere la Borgogna annettendola all’Austrasia, nonostante il regno di Borgogna avesse già un proprio re legittimato a succedere a Sigeberto. L’anno dopo, così raccontano le cronache, Fredegonda morì e al trono salì Clotario II. Anche per costui le cose non cominciarono affatto bene e in un primo tempo fu sconfitto, per vincere successivamente contro i figli di Brunechilde e contro lei stessa. Brunechilde fu infatti tradita e abbandonata da tutti, venne catturata, nei pressi del lago di Neuchatel, e consegnata a Clotario II. Dopo tre giorni di torture, Brunechilde venne legata alla coda di un cavallo per i capelli, per un braccio e per un piede. Il cavallo fu fatto correre finché Brunechilde ripetutamente colpita dagli zoccoli dei cavalli morì. Tutto questo era la conseguenza del potere di una serva. Fredegonda.

 

La seconda storia è un po’ più tranquilla ed è quella di Santa Batilde, vissuta quasi due secoli dopo le vicende di Fredegonda e Brunechilde. Le fonti risalenti a quell’epoca e le leggende successive sono un po’ contradditorie tra loro: secondo alcuni lei Batilde potrebbe essere stata di nobili natali sassoni, fatta poi schiava e venuta al maggiordomo di palazzo Ercinoaldo che rimasto vedovo da poco le propose di divenire sua moglie, ma la fanciulla avrebbe declinato tutti gli inviti di quel pretendente indesiderato che era il suo padrone. Secondo uno degli storici dell’epoca, Fredegario [9], Batilde era bellissima, intelligente, modesta e molto sensibile alle necessità altrui. Dunque Ercinoaldo rinunciò al proposito, presentandola invece al re Clodoveo II il quale se ne innamorò e la prese in sposa attorno al 650. Clodoveo non aveva una fama proprio positiva e secondo le cronache finchè la madre fu in vita e anche dopo, fino a quando non si impose con la forza, fu escluso dalla vita politica del suo regno [10]. Quando prese il potere Clodoveo ebbe una vita politica piuttosto movimentata: l’attuale Francia era suddivisa in tanti piccoli regni, spesso in lotta continua tra loro in virtù di legami di sangue e dunque di parentela, unici tipi di legame che all’epoca potevano legittimare il potere regio e Clodoveo avrebbe approfittato di queste situazioni per ingrandire il proprio regno [11]. Da Batilde Clodoveo ebbe tre figli, i futuri sovrani di Neustria [12], Burgundia [13] e Austrasia [14]. Batilde aveva sei-sette anni più di suo marito e quando si sposarono lei aveva più di vent’anni mentre lui era un adolescente, secondo le fonti, lussurioso, avido e dedito al bere. Aveva da poco superato i trent’anni quando, negli ultimi anni della sua vita e di regno, uscì di senno e morì nel 655 ed i figli (nati tutti tra il 651 e il 652) erano ancora dei bambini. Batilde fece da reggente, aiutata (o affiancata) dal suo antico padrone, Ercinoaldo. Le fonti raccontano che morto il marito Batilde cercò di ricostruire l'unità del regno franco in favore del primogenito, Clotario III. Da regina si dimostrò una capace donna di governo. Proibì tra l'altro il commercio di schiavi cristiani (si impegnò molto a riscattare bambini venduti in schiavitù). Al raggiungimento della maggiore età da parte di Clotario III e dopo la morte di Ercinoaldo Batilde fu costretta ad abbandonare la corte e a ritirarsi nell’abbazia di Chelles, uno dei numerosi monasteri che aveva contribuito a fondare, dove trascorse il resto della sua vita dedicandosi alla cura dei malati. Fu canonizzata due secoli dopo da Papa Niccolò I durante il regno di Ludovico il Pio.

 

Nel contesto del VII secolo una schiava non aveva una dignità maggiore di quella di una mendicante. Una mendicante se veniva catturata da un qualche signorotto locale che avrebbe potuto farne ciò che voleva, avrebbe avuto eguale sorte di una schiava o concubina. Non tutte avevano certo la fortuna di finire nelle grazie di un re e diventare regine. Ovviamente è e rimane un’ipotesi la nostra e potrebbe non essere quella giusta poiché a sostenerla c’è solo la definizione delle ballate (trascritte dalla tradizione orale solo in Era moderna) e fatti di cronaca passati alla storia molto somiglianti al racconto narrato dalla ballata che Shakespeare per primo citò. Il Medioevo durò oltre mille anni e le fonti non sono dettagliate sempre su questo periodo, specie i primi secoli. Senza le fonti degli storici dell’epoca, dei biografi, non sapremmo niente nemmeno di Carlo Magno. La nostra ipotesi è avvallata dal fatto che a quell’epoca una donna di umili origini era più probabile che divenisse la serva o la concubina di un re, difficilmente divenivano dame al seguito delle regine [15]. Inoltre in epoca medievale, altro fatto che potrebbe avallare la nostra ipotesi, i sovrani (se non uscivano di senno in tenera età) non avevano interesse alcuno a sposare una donna di umili origini, era la loro mentalità in ogni angolo della cristianità medievale. La donna meno titolata che un re poteva scegliere quale sposa era la figlia del siniscalco [16] o del maggiordomo [17] nella Francia sotto il dominio Franco di Merovingi e Carolingi soprattutto. Inoltre, spesso e volentieri le fonti storiche dell’epoca altomedievale sono le prime a non riportare, per mancanza di conoscenze del loro autore, l’ascendenza delle donne che veniva sposate dai sovrani Franchi, ma certamente esse non erano schiave. Sui Merovingi non bisogna dimenticare che è sempre aleggiato quel chè che li rendeva più vicini alle fiabe dell’epoca o alle telenovele moderne e a parte qualcuno della dinastia particolarmente dotato di carattere che si è guadagnato il rispetto anche degli storici, sono stati deposti facilmente dai primissimi Carolingi. Insomma, non sappiamo se queste vicende di cronaca, la prima soprattutto, abbiano ispirato gli scrittori teatrali come Shakespeare che per primo citò la ballata di Re Copethua e sul fatto di non provare attrazione alcuna per le donne, beh, poteva essere una presa in giro palese, una sorta di amara ironia visto che le donne, i sovrani Merovingi non le disegnavano certo, alla pari dei loro successori, preferendo certo quelle di umili natali quali concubine e quelle nobili come mogli. Sarebbero certo stati presi per matti se ne avessero disegnata una. Tra Batilde e Fredegonda, considerando la trama della ballata e dunque della leggenda, è più facile che si tratti di Batilde, la protagonista ribattezzata Penelophon, anche per via del fatto che come nella leggenda originale, Batilde si prodigò per i poveri e i bisognosi.

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I costumi dei personaggi

 

Certamente Penelophon è vestita in modo umilissimo: con una semplice tunica a coprire le nudità e i piedi scalzi, i capelli incolti e scomposti, lunghi e spettinati, un mantello tutto rovinato che la copre alla meglio. Copethua invece veste secondo il costume altomedievale, quello franco, non dissimile da quello altomedievale in generale, specie da quello Bizantino dei primi secoli del Medioevo.

 

Figura 1 – Costumi franchi del periodo VII secolo d.C. The History Of Costume di Braun e Schneider; c.1861-1880

 

La tunica del re è un modello semplice con le maniche cucite e non un unico pezzo; di colore rosso sangue, intenso con qualche decorazione dorata sugli orli delle maniche e le maniche stesse, oltre che sull’orlo del gonnellino della tunica. Il mantello è un vero e proprio tesoro di ricami d’oro in campo bordeaux, con motivi cruciformi e i bordi magnificamente decorati con motivi che si ripetono lungo tutto il perimetro del mantello stesso. Mentre gli abiti di Penelophon sono realizzabili con lino o lana vecchi (che danno l’effetto del logoro, usato) quelli del Re sono realizzabili con lana pura, poiché è solo nel VI secolo che la seta viene sottratta al monopolio dei cinesi da Costantinopoli. I ricami sono da eseguirsi con filo d’oro e senza lurex.

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Fonti bibliografiche


Note

[1] Dell’opera originale risalente al periodo medievale non ne esistono tracce, dunque ci rifacciamo alla data della prima citazione della leggenda.

[2] Fu uno scrittore inglese di romanzi amorosi e di genere cavalleresco. La sua opera più famosa è The Famous Historie of the Seven Champions of Christendom, probabilmente del 1596. Il successo di questo libro fu così grande che l'autore decise di aggiungere una seconda e terza parte pubblicate nel 1608 e nel 1616.

[3] Equivalente di Penelope, nome di origine greca. Potrebbe trattarsi di una ballata ispirata al mondo classico, anche in genere le ballate medievali erano una versione modificata della versione modificata di un fatto di cronaca. Era un modo contradditorio per dire che una cosa era successa e non si sarebbe dovuta ricordare, ma che andava invece ricordata.

[4] Non Shakespeare, lui probabilmente basò le sue opere su ballate precedenti reperite da qualche parte o aveva deciso di ispirarsi ad una leggenda tramandata oralmente mettendola per primo per iscritto. Il primo autore è anonimo e senza tempo dunque.

[5] Prima moglie di Chilperico I. Di lei non si conoscono gli ascendenti. Fu ripudiata per sposare Galsuinda, principessa visigota.

[6] Era molto ricca e quando per via dei continui litigi con l’amante Fredegonda lasciò il marito e tornò in patria, a Toledo, da dove era partita con una scena straziante di separazione dalla madre. Lasciò a Chilperico I tutta la dote.

[7] I suoi due figli maschi ancora in vita erano morti, per un attacco di dissenteria.

[8] Subito dopo la nascita dell'ultimo figlio Clotario II, nel 584 Chilperico morì, ucciso da uno sconosciuto che riuscì a dileguarsi (secondo l'Ex chronico S. Medardi suessionensis, Fredegonda, definita pessima, fu la mandante occulta dell'omicidio del marito, dopo che aveva scoperto che lui la tradiva) e Fredegonda assunse la reggenza in nome del figlio.

[9] È stato uno storico franco, di origine burgunda (attuale Borgogna). È ricordato per la sua opera Cronaca di Fredegario, redatta, probabilmente, tra il 658 ed il 660, in Austrasia. La cronaca è una storia universale che comprende il periodo che va dalla creazione all'anno 660. Quest'opera è una di quelle su cui si basano le conoscenze del periodo Alto-medioevale. La cronaca si incentra soprattutto sulla storia del regno dei Franchi, ma comprende anche notizie sugli Ostrogoti e sui Longobardi in Italia, sui Vandali, prima in Francia e poi in Spagna ed anche sul mondo bizantino.

[10] Il suo stesso maggiordomo avrebbe cooperato per tenere il giovane principe fuori dagli affari di stato e di fatto governava lui.

[11] I fratellastri erano spesso al centro delle guerre, anzi, erano loro la causa in quanto avendo spesso lo stesso padre o la stessa madre, rivendicavano diritti che i figli di primo letto volevano come loro. Era il caos per certi versi e proprio grazie a quel caos, c’era sempre chi riusciva ad approfittarne per scopi personali e quando si poteva evitare di spargere sangue, si facevano tonsurare i nemici e venivano mandati in monasteri (potremmo oggi dire, di massima sicurezza).

[12] La Neustria è una regione storica nata nel 511, situata fra l'Aquitania ed il canale della Manica, approssimativamente la maggior parte del nord dell'odierna Francia con Parigi e Soissons come città principali. La Neustria costituiva la parte più occidentale del regno dei Franchi durante la dinastia dei Merovingi dal VI all'VIII secolo. La suddivisione nacque quando alla morte di Clodoveo I (regnò fra il 482 e il 511) i figli si spartirono il regno.

[13] Attuale Borgogna, è una regione della Francia centrale. La Borgogna deve il suo nome alla antica popolazione germanica dei Burgundi che nel V secolo fondarono un reame nella Gallia romana centro meridionale. L'attuale regione francese della Borgogna corrisponde solamente ad una parte di questo antico regno, vale a dire quella che in epoche successive formò il cosiddetto Ducato di Borgogna. Il reame creato dai Burgundi o Regno di Borgogna venne in seguito annesso dai Franchi e dopo l'epoca carolingia ridivenne indipendente (come Regno di Arles) prima di scorporarsi successivamente in diversi territori più o meno indipendenti (tra questi il Ducato di Borgonga, la Franca Contea di Borgonga, la Provenza, il Delfinato, la Savoia, la Svizzera francofona, ecc.) divenendo quindi "regno delle Due Borgogne" per poi essere nuovamente accorpato al Sacro Romano Impero.

[14] L'Austrasia era il più potente dei quattro ducati principali al tempo dei re merovingi, con capitale Reims. Partirà da qui, infatti, l'idea di rovesciare il trono dei discendenti di Clodoveo I. Occupava la parte orientale del regno merovingio, sulle due sponde del Reno, della Mosa e della Mosella. Esso confinava a ovest con il regno della Neustria, a sud ovest con il regno dei Burgundi, a sud est con la sottomissione di Svevi e Alemanni occupava l'altopiano svizzero e parte delle Alpi e Prealpi svizzere e bavaresi, a est confinava con i Sassoni e a nord con il mare. La parabola storica del primo regno di Austrasia va dalla morte di Clodoveo (511) alla salita al trono di Clotario I che riuscì a riunificare il Regno dei Franchi. Tuttavia alla sua morte, il regno venne nuovamente diviso in quattro parti e l'Austrasia, con capitale Metz, venne affidata a Sigeberto I, i cui discendenti ressero il regno sino all'estromissione dal trono a favore di Clotario II che riunificò il Regno franco. L'Austrasia tornò ad essere regno autonomo alla morte di Dagoberto I, che la lasciò in eredità a suo figlio Sigeberto III, sino al 673 quando il re Childerico II invase la vicina Neustria e riunificò il regno franco. La presa di potere (751) di Pipino il Breve, che rinchiuse il re Childerico III e si proclamò Re dei Franchi, mise fine alla dinastia Merovingia ed all'Austrasia come entità territoriale autonoma.

[15] Le dame delle regine di qualunque periodo della storia erano spesso figlie di nobili, con più di un titolo o non dello stesso rango, e venivano mandate nelle corti come apprendistato dopo aver ricevuto una minima istruzione in monasteri prestigiosi (più ricchi anche economicamente).

[16] Nell'Europa occidentale il siniscalco (dal protogermanico sini-, radice che significa 'anziano', e skalk, 'servitore') era originariamente colui che sovrintendeva alla mensa o, più in generale, alla casa della famiglia reale o di una grande famiglia aristocratica.

[17] È colui che sovrintende la servitù e il buon andamento di un palazzo principesco o signorile. La parola maggiordomo deriva dal latino "maior domus". Il termine ha origini storiche, in quanto veniva usato per definire colui che presso la corte degli ultimi Merovingi amministrava le più importanti funzioni di governo e guidava l'esercito in battaglia (Maggiordomo di palazzo).

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L’opera

Il dipinto di Leighton questa volta si rifà ad un mito, raccontato nelle ballate medievali [1]

e citato per la prima volta solo verso la fine del XVI secolo quando fu citata in alcune opere di William Shakespeare Love's Labour's Lost, Romeo and Juliet, Richard II, and Henry IV. Successivamente nel 1612 fu citata anche da Richard Johnson, uno scrittore inglese contemporaneo a Shakespeare [1]. La ballata fu riportata anche da altri autori nei due secoli successivi e divenne così nota al pubblico cui Leighton si rivolgeva. La leggenda ha del fantastico, è un po’ rocambolesca e quasi paradossale se consideriamo che in epoca medievale – come oggi del resto – è difficile che esista un uomo, un esemplare di sesso maschile della razza umana, incapace di provare attrazione per il sesso opposto.


[1] Fu uno scrittore inglese di romanzi amorosi e di genere cavalleresco. La sua opera più famosa è The Famous Historie of the Seven Champions of Christendom, probabilmente del 1596. Il successo di questo libro fu così grande che l'autore decise di aggiungere una seconda e terza parte pubblicate nel 1608 e nel 1616.

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La leggenda racconta che…

…c’era una volta un re: Copethua, un re africano, famoso per non provare attrazione alcuna e di alcun genere per il gentil sesso. Strano ma vero, finchè non gli capitò, un giorno come tanti, di guardare fuori dalla finestra e vide una mendicante, Penelophon [3], un po’ malconcia. Come direbbero Chretien o Maria di Francia, Amore mai lo aveva toccato, si era ben guardato dal farlo e improvvisamente cambiò idea: lo volle schiavo a tutti i costi e lo ottenne. Copethua si innamorò all’istante e giurò, se non l’avesse avuta, che si sarebbe tolto la vita. Scese per le strade ed elargì denaro ai poveri giungendo a pieni fino a lei, inginocchiatosi le chiese di essere sua moglie e la sua regina. E lei accettò. Da quel giorno lei non fu più povera e visse al fianco del re come una regina degna di ogni onore, amata dal popolo. La storia termina con la morte serena dei due protagonisti che vengono anche sepolti insieme.

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…forse un fatto di cronaca…mistero aperto

La ballata potrebbe benissimo essere stata a suo tempo ispirata ad un fatto di cronaca anche se non se ne hanno le prove. L’Africa del Medioevo era occupata a nord prevalentemente dai musulmani e più a sud vi erano altri regni che subirono più o meno indirettamente l’influenza della dominazione araba. La storia di Re Copethua è scritta però secondo uno stile più noto nelle corti occidentali, cristiane, dove certamente l’amore impossibile raccontato nelle ballate attirava più ascoltatori, e anche un sovrano che perde la testa per una mendicante era un tema che doveva fare audience, almeno quanto ne farebbe oggi. Provate a pensare ad un principe di una odierna monarchia che scende in strada e vuole sposare la mendicante accovacciata sotto la sua torre e vedete che audience! Specialmente oggi un caso del genere sarebbe anche una scoperta scientifica allucinante! Scherzi a parte, abbiamo analizzato i costumi del dipinto: Copethua indossa costumi tipici del periodo altomedievale con un mantello realizzato a motivi cruciformi, che è dubbio esistessero nell’Africa medievale sotto il dominio musulmano. L’ambiente rappresentato è senz’altro molto ricco, sullo sfondo si vede anche steso sul pavimento un tappetto di pelliccia leopardata o tigrata. Il baldacchino del trono sotto il quale il Re offre la corona alla fanciulla assomiglia molto ai baldacchini europei dunque il dipinto potrebbe ispirarsi a qualcosa di più vicino all’autore piuttosto di qualcosa così remoto e lontano. L’uomo di sottofondo, quello un po’ in ombra indossa un costume tipico dell’Alto Medioevo, con il mantello allacciato su di una spalla. A chi mai potrebbe essersi ispirato il primo autore della ballata medievale? E il pittore ha voluto coscienziosamente celare questa storia in un dipinto?

Abbiamo trovato alcune storie interessanti ma la maggior parte delle protagoniste erano donne divenute amanti di sovrani o nobili o condottieri famosi. Non era una cosa rara per l’epoca medievale che una donna di umili origini divenisse l’amante di un nobile e non ci sono periodi in cui questo andazzo scomparve, non nel Medioevo soprattutto. Abbiamo iniziato a guardare tanto per cominciare nell’Alto Medioevo e ci son capitati per le mani due casi simile a quello cantato dalla ballata e dunque una probabile fonte di ispirazione per il primo autore della ballata medievale [4] potrebbe essere stato il caso di Fredegonda o quello Santa Batilde (se non entrambi).

 

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Fredegonda, la serva che sfidò la regina

Oh una rivalità in salsa medievale e oltretutto tra donne! Cominciò male questa storia. Fredegonda, di cui non si conoscono gli ascendenti, era di umilissimi natali ed entrò come serva alla corte di Soissons, dove venne delegata al servizio della regina Audovera [5], ma la sua grande bellezza venne notata dal re Chilperico, che ne fece la sua favorita, e, col tempo, divenne anche uno dei più ascoltati consiglieri del sovrano, e la sua influenza politica crebbe a dismisura. Chilperico I, inoltre, nel quadro di una politica di amicizia con il confinante Regno dei Visigoti e invidioso del suo fratellastro Sigeberto I che aveva sposato la figlia Brunechilde decise di unirsi in matrimonio alla sorella di quest'ultima, Galsuinda [6] e chiese ad Atanagildo la sua mano, ottenendola. Per sposare Galsuinda bisognava togliersi dai piedi però la prima moglie e così Chilperico I ripudiò Audovera; allontanò persino l’amante Fredegonda, la sua concubina favorita, e sposò Galsuinda. Evidentemente Chilperico doveva aver preso una bella sbandata o aveva fatto male i conti e tra i due sposi non doveva certo scorrere il fiume della passione, era palesemente un matrimonio di interesse e presto Chilperico richiamò Fredegonda e per Galsuinda iniziarono i guai, tanto da portare non solo quest’ultima all’esasperazione ma le due donne giunsero persino alle mani. Il marito, con giuste parole, la riuscì a lusingare e a farla desistere dal suo proposito, ma forse istigato dall'amante, Chilperico, nel 568 la fece uccidere; secondo Gregorio di Tours la fece strangolare nel letto da un servo. Tutto questo per una serva, una donna del popolo, comune, dall’intenzione e intelletto certo all’epoca non comuni. Galsuinda moriva senza figli e dal suo sangue sgorgò una guerra tra Neustria e Austrasia che si concluse con la vittoria del figlio di Fredegonda e Chilperico I contro Brunechilde. Tolti tutti gli ostacoli Fredegonda divenne regina, sposò Chilperico nel 568 d.C. ma doveva fare i conti con la sorella di Galsuinda, e poco dopo, infatti, scoppiò una sanguinosa guerra in cui queste due regine fecero più danni dei soldati mandati a combattere e questo perché si fecero anche la guerra psicologica. Fredegonda avrebbe fatto infatti assassinare Sigeberto, marito di Brunechilde dopo che questi a seguito della guerra aveva ottenuto la dote portata da Galsuinda e che Chilperico non voleva restituire. Fatta vedova la rivale, Chilperico su istigazione della moglie probabilmente, fece rapire Brunechilde che però riuscì a fuggire e a recuperare il trono per il figlioletto. Fredegonda non si diede pace, la volle sconfitta a tutti i costi e prima tentò di far scoppiare uno scandalo prendendo quale pretesto il matrimonio celebrato segretamente tra Brunechilde e il secondogenito di Audovera, Meroveo, verso il 576, e lo fece uccidere e poi fece esiliare san Pretestato, colpevole di aver celebrato le nozze e di aver pubblicamente denunciato i crimini di Fredegonda. Non ottenendo niente Fredegonda pensò, mentre probabilmente meditava delle alternative, di eliminare la prima moglie Audovera e l’ultimo figlio di Chilperico avuto da lei [7]; avrebbe fatto poi assassinare anche Chilperico [8] e diventua unica regina provvide a riprendere la guerra contro la rivale, riuscì ad invadere la Borgogna annettendola all’Austrasia, nonostante il regno di Borgogna avesse già un proprio re legittimato a succedere a Sigeberto. L’anno dopo, così raccontano le cronache, Fredegonda morì e al trono salì Clotario II. Anche per costui le cose non cominciarono affatto bene e in un primo tempo fu sconfitto, per vincere successivamente contro i figli di Brunechilde e contro lei stessa. Brunechilde fu infatti tradita e abbandonata da tutti, venne catturata, nei pressi del lago di Neuchatel, e consegnata a Clotario II. Dopo tre giorni di torture, Brunechilde venne legata alla coda di un cavallo per i capelli, per un braccio e per un piede. Il cavallo fu fatto correre finché Brunechilde ripetutamente colpita dagli zoccoli dei cavalli morì. Tutto questo era la conseguenza del potere di una serva. Fredegonda.

 

La seconda storia è un po’ più tranquilla ed è quella di Santa Batilde, vissuta quasi due secoli dopo le vicende di Fredegonda e Brunechilde. Le fonti risalenti a quell’epoca e le leggende successive sono un po’ contradditorie tra loro: secondo alcuni lei Batilde potrebbe essere stata di nobili natali sassoni, fatta poi schiava e venuta al maggiordomo di palazzo Ercinoaldo che rimasto vedovo da poco le propose di divenire sua moglie, ma la fanciulla avrebbe declinato tutti gli inviti di quel pretendente indesiderato che era il suo padrone. Secondo uno degli storici dell’epoca, Fredegario [9], Batilde era bellissima, intelligente, modesta e molto sensibile alle necessità altrui. Dunque Ercinoaldo rinunciò al proposito, presentandola invece al re Clodoveo II il quale se ne innamorò e la prese in sposa attorno al 650. Clodoveo non aveva una fama proprio positiva e secondo le cronache finchè la madre fu in vita e anche dopo, fino a quando non si impose con la forza, fu escluso dalla vita politica del suo regno [10]. Quando prese il potere Clodoveo ebbe una vita politica piuttosto movimentata: l’attuale Francia era suddivisa in tanti piccoli regni, spesso in lotta continua tra loro in virtù di legami di sangue e dunque di parentela, unici tipi di legame che all’epoca potevano legittimare il potere regio e Clodoveo avrebbe approfittato di queste situazioni per ingrandire il proprio regno [11]. Da Batilde Clodoveo ebbe tre figli, i futuri sovrani di Neustria [12], Burgundia [13] e Austrasia [14]. Batilde aveva sei-sette anni più di suo marito e quando si sposarono lei aveva più di vent’anni mentre lui era un adolescente, secondo le fonti, lussurioso, avido e dedito al bere. Aveva da poco superato i trent’anni quando, negli ultimi anni della sua vita e di regno, uscì di senno e morì nel 655 ed i figli (nati tutti tra il 651 e il 652) erano ancora dei bambini. Batilde fece da reggente, aiutata (o affiancata) dal suo antico padrone, Ercinoaldo. Le fonti raccontano che morto il marito Batilde cercò di ricostruire l'unità del regno franco in favore del primogenito, Clotario III. Da regina si dimostrò una capace donna di governo. Proibì tra l'altro il commercio di schiavi cristiani (si impegnò molto a riscattare bambini venduti in schiavitù). Al raggiungimento della maggiore età da parte di Clotario III e dopo la morte di Ercinoaldo Batilde fu costretta ad abbandonare la corte e a ritirarsi nell’abbazia di Chelles, uno dei numerosi monasteri che aveva contribuito a fondare, dove trascorse il resto della sua vita dedicandosi alla cura dei malati. Fu canonizzata due secoli dopo da Papa Niccolò I durante il regno di Ludovico il Pio.

 

Nel contesto del VII secolo una schiava non aveva una dignità maggiore di quella di una mendicante. Una mendicante se veniva catturata da un qualche signorotto locale che avrebbe potuto farne ciò che voleva, avrebbe avuto eguale sorte di una schiava o concubina. Non tutte avevano certo la fortuna di finire nelle grazie di un re e diventare regine. Ovviamente è e rimane un’ipotesi la nostra e potrebbe non essere quella giusta poiché a sostenerla c’è solo la definizione delle ballate (trascritte dalla tradizione orale solo in Era moderna) e fatti di cronaca passati alla storia molto somiglianti al racconto narrato dalla ballata che Shakespeare per primo citò. Il Medioevo durò oltre mille anni e le fonti non sono dettagliate sempre su questo periodo, specie i primi secoli. Senza le fonti degli storici dell’epoca, dei biografi, non sapremmo niente nemmeno di Carlo Magno. La nostra ipotesi è avvallata dal fatto che a quell’epoca una donna di umili origini era più probabile che divenisse la serva o la concubina di un re, difficilmente divenivano dame al seguito delle regine [15]. Inoltre in epoca medievale, altro fatto che potrebbe avallare la nostra ipotesi, i sovrani (se non uscivano di senno in tenera età) non avevano interesse alcuno a sposare una donna di umili origini, era la loro mentalità in ogni angolo della cristianità medievale. La donna meno titolata che un re poteva scegliere quale sposa era la figlia del siniscalco [16] o del maggiordomo [17] nella Francia sotto il dominio Franco di Merovingi e Carolingi soprattutto. Inoltre, spesso e volentieri le fonti storiche dell’epoca altomedievale sono le prime a non riportare, per mancanza di conoscenze del loro autore, l’ascendenza delle donne che veniva sposate dai sovrani Franchi, ma certamente esse non erano schiave. Sui Merovingi non bisogna dimenticare che è sempre aleggiato quel chè che li rendeva più vicini alle fiabe dell’epoca o alle telenovele moderne e a parte qualcuno della dinastia particolarmente dotato di carattere che si è guadagnato il rispetto anche degli storici, sono stati deposti facilmente dai primissimi Carolingi. Insomma, non sappiamo se queste vicende di cronaca, la prima soprattutto, abbiano ispirato gli scrittori teatrali come Shakespeare che per primo citò la ballata di Re Copethua e sul fatto di non provare attrazione alcuna per le donne, beh, poteva essere una presa in giro palese, una sorta di amara ironia visto che le donne, i sovrani Merovingi non le disegnavano certo, alla pari dei loro successori, preferendo certo quelle di umili natali quali concubine e quelle nobili come mogli. Sarebbero certo stati presi per matti se ne avessero disegnata una. Tra Batilde e Fredegonda, considerando la trama della ballata e dunque della leggenda, è più facile che si tratti di Batilde, la protagonista ribattezzata Penelophon, anche per via del fatto che come nella leggenda originale, Batilde si prodigò per i poveri e i bisognosi.

 

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I costumi dei personaggi

 

Certamente Penelophon è vestita in modo umilissimo: con una semplice tunica a coprire le nudità e i piedi scalzi, i capelli incolti e scomposti, lunghi e spettinati, un mantello tutto rovinato che la copre alla meglio. Copethua invece veste secondo il costume altomedievale, quello franco, non dissimile da quello altomedievale in generale, specie da quello Bizantino dei primi secoli del Medioevo.

 

 

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Figura 1 – Costumi franchi del periodo VII secolo d.C. The History Of Costume di Braun e Schneider; c.1861-1880

 

La tunica del re è un modello semplice con le maniche cucite e non un unico pezzo; di colore rosso sangue, intenso con qualche decorazione dorata sugli orli delle maniche e le maniche stesse, oltre che sull’orlo del gonnellino della tunica. Il mantello è un vero e proprio tesoro di ricami d’oro in campo bordeaux, con motivi cruciformi e i bordi magnificamente decorati con motivi che si ripetono lungo tutto il perimetro del mantello stesso. Mentre gli abiti di Penelophon sono realizzabili con lino o lana vecchi (che danno l’effetto del logoro, usato) quelli del Re sono realizzabili con lana pura, poiché è solo nel VI secolo che la seta viene sottratta al monopolio dei cinesi da Costantinopoli. I ricami sono da eseguirsi con filo d’oro e senza lurex.

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Fonti bibliografiche

 

Note

[1] Dell’opera originale risalente al periodo medievale non ne esistono tracce, dunque ci rifacciamo alla data della prima citazione della leggenda.

[2] Fu uno scrittore inglese di romanzi amorosi e di genere cavalleresco. La sua opera più famosa è The Famous Historie of the Seven Champions of Christendom, probabilmente del 1596. Il successo di questo libro fu così grande che l'autore decise di aggiungere una seconda e terza parte pubblicate nel 1608 e nel 1616.

[3] Equivalente di Penelope, nome di origine greca. Potrebbe trattarsi di una ballata ispirata al mondo classico, anche in genere le ballate medievali erano una versione modificata della versione modificata di un fatto di cronaca. Era un modo contradditorio per dire che una cosa era successa e non si sarebbe dovuta ricordare, ma che andava invece ricordata.

[4] Non Shakespeare, lui probabilmente basò le sue opere su ballate precedenti reperite da qualche parte o aveva deciso di ispirarsi ad una leggenda tramandata oralmente mettendola per primo per iscritto. Il primo autore è anonimo e senza tempo dunque.

[5] Prima moglie di Chilperico I. Di lei non si conoscono gli ascendenti. Fu ripudiata per sposare Galsuinda, principessa visigota.

[6] Era molto ricca e quando per via dei continui litigi con l’amante Fredegonda lasciò il marito e tornò in patria, a Toledo, da dove era partita con una scena straziante di separazione dalla madre. Lasciò a Chilperico I tutta la dote.

[7] I suoi due figli maschi ancora in vita erano morti, per un attacco di dissenteria.

[8] Subito dopo la nascita dell'ultimo figlio Clotario II, nel 584 Chilperico morì, ucciso da uno sconosciuto che riuscì a dileguarsi (secondo l'Ex chronico S. Medardi suessionensis, Fredegonda, definita pessima, fu la mandante occulta dell'omicidio del marito, dopo che aveva scoperto che lui la tradiva) e Fredegonda assunse la reggenza in nome del figlio.

[9] È stato uno storico franco, di origine burgunda (attuale Borgogna). È ricordato per la sua opera Cronaca di Fredegario, redatta, probabilmente, tra il 658 ed il 660, in Austrasia. La cronaca è una storia universale che comprende il periodo che va dalla creazione all'anno 660. Quest'opera è una di quelle su cui si basano le conoscenze del periodo Alto-medioevale. La cronaca si incentra soprattutto sulla storia del regno dei Franchi, ma comprende anche notizie sugli Ostrogoti e sui Longobardi in Italia, sui Vandali, prima in Francia e poi in Spagna ed anche sul mondo bizantino.

[10] Il suo stesso maggiordomo avrebbe cooperato per tenere il giovane principe fuori dagli affari di stato e di fatto governava lui.

[11] I fratellastri erano spesso al centro delle guerre, anzi, erano loro la causa in quanto avendo spesso lo stesso padre o la stessa madre, rivendicavano diritti che i figli di primo letto volevano come loro. Era il caos per certi versi e proprio grazie a quel caos, c’era sempre chi riusciva ad approfittarne per scopi personali e quando si poteva evitare di spargere sangue, si facevano tonsurare i nemici e venivano mandati in monasteri (potremmo oggi dire, di massima sicurezza).

[12] La Neustria è una regione storica nata nel 511, situata fra l'Aquitania ed il canale della Manica, approssimativamente la maggior parte del nord dell'odierna Francia con Parigi e Soissons come città principali. La Neustria costituiva la parte più occidentale del regno dei Franchi durante la dinastia dei Merovingi dal VI all'VIII secolo. La suddivisione nacque quando alla morte di Clodoveo I (regnò fra il 482 e il 511) i figli si spartirono il regno.

[13] Attuale Borgogna, è una regione della Francia centrale. La Borgogna deve il suo nome alla antica popolazione germanica dei Burgundi che nel V secolo fondarono un reame nella Gallia romana centro meridionale. L'attuale regione francese della Borgogna corrisponde solamente ad una parte di questo antico regno, vale a dire quella che in epoche successive formò il cosiddetto Ducato di Borgogna. Il reame creato dai Burgundi o Regno di Borgogna venne in seguito annesso dai Franchi e dopo l'epoca carolingia ridivenne indipendente (come Regno di Arles) prima di scorporarsi successivamente in diversi territori più o meno indipendenti (tra questi il Ducato di Borgonga, la Franca Contea di Borgonga, la Provenza, il Delfinato, la Savoia, la Svizzera francofona, ecc.) divenendo quindi "regno delle Due Borgogne" per poi essere nuovamente accorpato al Sacro Romano Impero.

[14] L'Austrasia era il più potente dei quattro ducati principali al tempo dei re merovingi, con capitale Reims. Partirà da qui, infatti, l'idea di rovesciare il trono dei discendenti di Clodoveo I. Occupava la parte orientale del regno merovingio, sulle due sponde del Reno, della Mosa e della Mosella. Esso confinava a ovest con il regno della Neustria, a sud ovest con il regno dei Burgundi, a sud est con la sottomissione di Svevi e Alemanni occupava l'altopiano svizzero e parte delle Alpi e Prealpi svizzere e bavaresi, a est confinava con i Sassoni e a nord con il mare. La parabola storica del primo regno di Austrasia va dalla morte di Clodoveo (511) alla salita al trono di Clotario I che riuscì a riunificare il Regno dei Franchi. Tuttavia alla sua morte, il regno venne nuovamente diviso in quattro parti e l'Austrasia, con capitale Metz, venne affidata a Sigeberto I, i cui discendenti ressero il regno sino all'estromissione dal trono a favore di Clotario II che riunificò il Regno franco. L'Austrasia tornò ad essere regno autonomo alla morte di Dagoberto I, che la lasciò in eredità a suo figlio Sigeberto III, sino al 673 quando il re Childerico II invase la vicina Neustria e riunificò il regno franco. La presa di potere (751) di Pipino il Breve, che rinchiuse il re Childerico III e si proclamò Re dei Franchi, mise fine alla dinastia Merovingia ed all'Austrasia come entità territoriale autonoma.

[15] Le dame delle regine di qualunque periodo della storia erano spesso figlie di nobili, con più di un titolo o non dello stesso rango, e venivano mandate nelle corti come apprendistato dopo aver ricevuto una minima istruzione in monasteri prestigiosi (più ricchi anche economicamente).

[16] Nell'Europa occidentale il siniscalco (dal protogermanico sini-, radice che significa 'anziano', e skalk, 'servitore') era originariamente colui che sovrintendeva alla mensa o, più in generale, alla casa della famiglia reale o di una grande famiglia aristocratica.

[17] È colui che sovrintende la servitù e il buon andamento di un palazzo principesco o signorile. La parola maggiordomo deriva dal latino "maior domus". Il termine ha origini storiche, in quanto veniva usato per definire colui che presso la corte degli ultimi Merovingi amministrava le più importanti funzioni di governo e guidava l'esercito in battaglia (Maggiordomo di palazzo).

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