La bella addormentata

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Non sono solo fiabe

Il dipinto di Collier in questo caso si ispira ad una fiaba, quella della Bella addormentata che in vero a sua volta, come molte fiabe, trae ispirazione da una ballata o da una storia popolare tramandata oralmente. Il caso della Bella addormentata è un caso particolare e che non tocca solo il Medioevo. Esistono diverse versioni di origine medievale e alcune di origine rinascimentale e dei secoli successivi; a noi interessano le versioni più realistiche. Molte fiabe, secondo alcuni critici, presero in vero spunto da argomenti adatti a pubblico adulto e scritti ad un tempo per un pubblico adulto delle classi aristocratiche, abituate a determinati linguaggi e ad una certa volgarità. Tali rozzi racconti furono poi debitamente censurati da scrittori di favole per bambini e le versioni a noi oggi giunte sono quelle che conoscono tutti praticamente, e forse dovrebbero essere le sole ad esistere.

 

Una primissima versione di Bella addormentata la si ritrova nel Nibelungenlied [1], la Saga dei Nibelunghi a cui si ispirò anche Wagner per creare l’opera L’anello del Nibelungo. Nell’opera di Wagner Brunilde è la protagonista al fianco di Sigfrido. Brunilde compare per la prima volta nella prima giornata, La Valchiria, della quale è l'eponima, ove è presentata come figlia di Wotan (Odino) e di Erda, nonché una delle nove Valchirie. Viene bandita dalla razza divina perché ha tentato di contrastare la volontà del padre aiutando Siegmund e Sieglinde. È inoltre lei a dare il nome al nascituro Sigfrido ("Colui che gioisce nella vittoria"). Nella seconda giornata, Sigfrido, viene svegliata dal lungo sonno in cui Wotan l'aveva sprofondata da Sigfrido, mentre nella terza, Il crepuscolo degli dei, a causa di un intrico di complotti di palazzo manovrati da Hagen, va in sposa a Gunther, re dei Burgundi.

 

La seconda versione che si incontra nel corso della storia risale al XIV secolo, nel romanzo Perceforest noto anche con il titolo che riporta il nome dei protagonisti: Troylus e Zellandine. Ambientato all'epoca dei Greci e dei Troiani, ed incentrato sulla principessa Zellandine, innamorata di Troylus. Il padre della principessa mette il giovane alla prova per verificare se è degno di sua figlia, e, non appena egli è partito, Zellandine cade in un sonno incantato [2]. Non è noto se Basile conoscesse il testo trecentesco, ma nella sua opera si faceva un chiaro riferimento ad una profezia in cui la protagonista sarebbe sprofondata in un sonno incantato e probabilmente Perrault censurò adeguatamente questa versione ultima per adeguarla ad un pubblico minorile del suo tempo. Anche altri scrittori di fiabe ripresero la versione di Perrault, cambiando qualche elemento senza cambiare però la trama principale degli avvenimenti.

 

Il significato psicologico della fiaba non è diverso, per certi versi, rispetto all’opera Erec ed Enide di Chretien de Troyes, scritta e ambientata nel XII secolo. La protagonista è sempre una fanciulla ingenua e ignorante – nel senso letterale del termine – che viene iniziata da un uomo – tutt’altro che ingenuo e ignorante, ma spesso subdolo o comunque preparato al mondo, alle sue insidie, conoscitore della donna della sua società e soprattutto delle sue debolezze. La chiave analitica è sempre la stessa: è la donna che apre gli occhi sul mondo, che cresce e che matura in una società in cui le donne hanno molti doveri e pochi diritti.

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I costumi del dipinto

 

Non sappiamo con esattezza a quale versione della fiaba si sia ispirato il pittore, certamente non alla leggenda nordica e i costumi sono più simili a quelli della fine del Medioevo, del XV secolo. Scollature ampie e maniche svasate per gli abiti dalle larghe gonne, realizzati con preziosi tessuti: dalla seta al broccato e dal damasco al velluto. Gli abiti sono impreziositi dai ricami e i capelli vengono anche lasciati sciolti in alcuni casi, ma sempre abbelliti da nastri o copricapi, almeno nella vita domestica mentre nella vita pubblica era necessario tenere i capelli acconciati. Nel dipinto ovviamente non vediamo una scena di vita pubblica, ma una scena di vita privata e vediamo una fanciulla distesa su un letto che dorme e così anche le due ancelle, una delle quali appoggiata al letto. Mentre i tessuti delle due ancelle sono classici della moda del XV secolo, l’abito della principessa è ricco di ricami coloratissimi e originali, simili nei motivi al damasco. Da notare la trama degli arredamenti: i cuscini sono realizzati con damasco oro e blu mentre i tendaggi sono realizzati in oro su sfondo nero.

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Fonti bibliografiche

 

Note

[1] Poema epico scritto in alto tedesco medio nella prima metà del XIII secolo. Narra le vicende dell'eroe Sigfrido alla corte dei Burgundi e la vendetta di sua moglie Crimilde, che porta ad una conclusione catastrofica e alla morte di tutti i protagonisti. Il poema andò perduto nel XVI secolo ed è giunto a noi in diversi manoscritti che presentano un insieme di differenze e varianti. Si compone di circa 8.000 versi, raggruppati in quartine e articolati in 39 canti detti "avventure". I manoscritti furono recuperati nel XVIII secolo e divennero molto noti nell'Ottocento romantico ispirando, fra gli altri, Richard Wagner, che su di essi basò la sua celebre tetralogia L'anello del Nibelungo.

[2] In realtà la storia non è proprio così soft, tanto è vero che nel XVII secolo uno scrittore, Giambattista Basile, ruppe la censura e dichiarò, grazie alla sua opera Sole, Luna e Talia, il vero significato della storia di una bella addormentata che viene risvegliata in modi non convenzionali. L’opera fa parte di una raccolta nota come Pentamerone.

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